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Consigli pratici per uccidere mia suocera di Giulio Perrone

Una immagine visiva, un incipit descrittivo quasi a sfiorare un futuro. Presagio? Sì, infatti, l’intreccio durante l’analisi accurata sviluppa una allegoria che accompagna sino a l’epilogo. La figura dai gusti diversi e dalla forma sotto forma di tentazione induce già da subito nello interpretare un personaggio che assaggia e assaggia e... Gioca a calcetto, un calcetto dai tempi studiati sino a rasentare la perfezione in tempi goderecci, riappropriandosi di un doppio gioco di ruoli usati e sfruttati in passato. Una moglie, ora ex e ora amante, una amante presto ex e non moglie, compagna di cammino nel breve gusto che la novità concede e concederà. Un personaggio pieno di sogni e parole trova spazio nel mezzo di un altalenarsi di via vai tra le due donne, il padre, vive nel sogno americano chiede denaro, “restituirò” afferma infine e come a voler sottolineare la diversità e tratteggiare il pensiero e la profondità dei ruoli con annessi sentimenti, maturità e modi, l’attuale compagna ne con…
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Un'invincibile estate di Filippo Nicosia

Un ossimoro, una vita che nasce e una che muore, un senso di apparente respiro, regola l’esordio di un romanzo che sin dai primi passi incanta, invadendo il lettore di un senso di solitudine dentro una identificazione ben specificata. Il protagonista, nasce e cresce, dialoga e mira e intanto si confronta con avvenimenti che hanno peso e rilevanza storica. Le lacrime in un bisticcio tra gioia e dolore, un percorso che arresta il fiato in un dipinto grottesco: la posizione e la descrizione di un corpo riverso, colori presi a prestito che imprimono agli occhi il tocco violento dell’istante e il successivo arrestarsi del respiro. Da qui tutto si svolge in azione cauta, mite, un play rallentato nella fretta di avvolgere una pellicola destinata verso una archiviazione che d’emozione in dolore volge e chiama. Nei dialoghi il lettore vede scorci della vita passata che acuiscono la solitudine e forse un dialogo scarno tra padre e figlio, un non conoscersi, un pudore dato dalla cultura del luogo. Il…

Amicizia

Una nuvola pigra e leggera si avvia lentamente verso limiti direzionati dal leggero venticello primaverile. L’aria tersa, il mare infinito, il cielo sereno, rappresentano uno scenario che appaga e fa sospirare dentro la sfera che ossigena i pensieri vagabondi. Due viandanti eseguono di rito i soliti passi calmi in un ordinato tragitto oggetto di meraviglia e sicurezza. Le loro menti comunicano al pari delle voci, i suoni si incontrano lieti e meravigliati nello scorrere ordinato del tempo nel tempo che esse si concedono ogni giorno alla medesima ora. I cuori corrono verso le emozioni suscitate dalla cristallina mattina, le onomatopee si avvicendano tra loro, ora in duetti sbarazzini, ora in voli senza paure, ora ai rintocchi scanditi che attraversano paesi e approdano ad orecchie vispe e attente. Tutto, tutto conduce ad una trama che scalpita, ha voglia di scoprirsi e scoprire, ha la mano tesa e il piede in fondo alla strada dal terreno macchiato da ruote che corrono verso traguardi di ogn…

OLTRE LA PIETRA PIATTA

Scaglio lontano una pietra piatta. Eccola giungere oltre il silenzio, oltre la vista che preclude lo sguardo, oltre l’immagine che a me porta, mentre la porta dell’infinito s’apre e i suoi profumi invadono i miei sensi. Oltre me stessa, oltre il limite concessomi, cieli sereni e velati, misteri e libertà, sogni del cuore non infranti, oltre l’infinito il bacio del principe azzurro. Oltre la pietra piatta, il tonfo ne è attutito dalle nuvole in sosta, la visione chiude allo sguardo apre in agnizione, senza cleuasmo, senza il non ritmo vitale. Rapita, dentro l’infinito, volgo lo sguardo e a me conduce, vedo occhi, luci e non voci, ma l’eco del mondo affievolito e stanco mormora di affanni, corse e inganni. Ho scagliato lontano una pietra piatta, oltre la vista che preclude lo sguardo, mai male essa vuole, solo sostare senza lamenti e isolamenti, senza paure, sangue e angosce a udire. Ma essi giungono senza bussare! Qui ove risiede l’urlo del mondo, il perdono è concesso, ma giunto da …

Memorie

Non esiste il silenzio, parole mute scorrono dentro un sentimento mai sedato, dentro un cuore appagato, dentro pareti assenti in un tetto ove il cielo è la quiete che rasserena. Dimoro a lungo nel breve intervallo che separa il presente dal passato, dimoro brevemente in luoghi ove il respiro si bagna di libertà e gioia, si ubriaca del leggero alito caldo, del leggero battito di ciglia al tocco tenero di un raggio vagabondo in un dì magnifico. Leggera, senza legami a frenare il volo, spazio su per il mondo, in una fetta di terra senza fondo. Non cado, non cammino, non atterro, contemplo l’animo rinvigorito dal lungo cammino. Ah quanto respiro e quanti rumori ho assorbito! Ah quante voci ho inghiottito, quante mani ho udito, sapienti nella giustizia di un vivere giusto!  Raccolgo nel cesto dei ricordi ogni memoria memore di colori, ora monocromatici, ora orfani, li ripiego, li custodisco in bauli arrugginiti dal tempo che impietoso vaga senza sosta. Sosto e bevo, sosto e mi sazio ancora affama…

Io madre

Mi cerco tra queste mura, tra strade solitarie riecheggianti l’assoluto niente, nel verde ondeggiante carico di effluvi di rose e gelsomini. Tra le fronde gremite di verdi ciliegie, un nido pigola, una madre circonda in ali d’amore, per amore sazia in vermi scalcianti. Noi madri invochiamo, preghiamo e genuflesse al cinico comando che d’eterno cinge e detta, ci disperiamo: tiranno usurpa in chi mai distogliere vorrebbe, occhi, cuore e mani! Io madre, qui raccolgo memorie, sorrido al nido che mi nutrì, alle mani che d’amorevole carezze mi fasciarono e lasciarono per volare e costruire. Io madre, qui costruisco in abbandono senza elemosinare, affetto sguardi carezze. Io madre amo mia madre! Amo come madre! Come madre attendo il finire dei miei giorni, in consapevole imperituro testimone guardo al mio futuro che nato dal mio grembo, diverrà madre. E a mia madre, dal sorriso dipinto in colori d’arcobaleno, dedico gli istanti eterni baciando colei che mi condusse alla luce del mondo!

Rita Vieni




Ecco maggio

Il mattino è già qui con la sua luce suadente, si allarga, si espande, la voce melliflua scende argentina sino a toccare corde inespresse e nascoste. La luminosità mostra i dintorni, gli occhi denudano contorni accesi sbiaditi agli anni, la cacofonia silente ferma ad osservare il giorno innanzi. L'assonanza risalta ogni verso emesso, consonanze allegre cantilenanti precedono l'antitesi, nulla tace alla logica naturale di una natura che in maggio mostra l'essenza di sè e culmina nella metonimia di un verde screziato dal giallo intenso dentro la fertilità genuina amante e compiacente. Ecco la piena consapevolezza di una logicità senza limiti, tutto è non è, appartiene e non possiede, tutto è di una precisione infallibile, chiaramente rispettando limiti e regole.
E così è e sarà sino a toccare il buio.
Rita Vieni