lunedì 10 settembre 2018

Un pensiero

Un pensiero è un colloquio tra sé e una ragione fuori di sé!
Tra se e ma, si muove fra ostacoli e tentacoli.
Un pensiero è tale se lo si conduce tra interiezioni anche non esposto ai dintorni!

Rita Vieni


Settembre

La luce di un pigro mattino di settembre solletica il mio palato, qui, al centro dei miei desideri.
Sporgo il capo ad incontrare il fuggevole buio che scappa pian piano ad incontrare rumori urbani, voci vivine e lontane si alternano in risposta al silenzio privo di asperità.
Assaporo una aria fine, luminosa nella sua essenza collinare, il profumo di terra si colloca come uno schermo ai riflessi intontiti dalla non veglia e si avvolge al corpo come un vissuto esploso in una bolla, inondandomi.
Mi ritornano in mente, spietata analessi, trascorsi vari, in un baleno il cuore li acchiappa, li registra, si inoltra nella struttura strappandoli alla ragione che si rifiuta alla loro esposizione.
Il conto inizia, i giorni sfogliano pagine e pagine: in un lasso di tempo, tra un respiro e un altro, tra uno sbadiglio e una tazza di caffè, ricordi sorridenti solleticano il riso, ricordi tristi spintonano la spalla, alzo il capo al cielo, mi inducono ad accarezzare con gli occhi altri occhi, visi, parole, emozioni, accadimenti che hanno soffocato respiri, tramortito anime.
Ah, il tempo e il suo scorrere tranquillo e timoroso, pacato e bramoso, chiaro e offuscato, insidioso e violento.
Ah, il tempo e le incertezze nella certezza che tutto seguirà un corso dalle mille sorprese.
La luce di un pigro giorno, si allunga muta su pareti vive, scivola sul pulviscolo annoiato e smosso mentre spalanco l'uscio e mi avventuro pronta a bere la mia giornata.
Intanto assaporo un altro caffè.

Rita Vieni


mercoledì 22 agosto 2018

Buonanotte


Un profumo pieno di pioggia, ebbro di umidità, tocca le mie spalle, si adagia sul mio respiro, danza agli occhi, si culla nella culla del sentimento.
Un pomeriggio di fine agosto, senza data, senza collocazione, in una identità ben allocata, tinta di tante speranze prese e riposte nel baule senza lucchetto.
Piove, ha piovuto, l’aria è satura di pietre bagnate, di erba irrigata, di suoni simili a tonfi, di tuoni dagli echi timidi e indolenziti, da bagliori nel cielo coperto dal tardo pomeriggio.
Sola, qui, dentro le mura del cuore, inizio un viaggio, ripercorro la mia vita e chiudo gli occhi.
Ecco, ora ascolto delle voci, guardo sembianze solide, tocco e percepisco il calore freddo dei ricordi che mi allietano e rendono triste.
Apro gli occhi e incontro la calda sicurezza del quotidiano, cammino su un pavimento dalle orme profonde, sfioro e affondo nelle abitudini imposte e familiari.
Sorrido e attraverso i vetri trasparenti con la vista, raccolgo ogni istante e chiudo intanto che il buio cammina lentamente fuori da me.
Buonanotte a rileggerci a domani!

Rita Vieni

Foto web



RICORDANDO MIRTO


Nel bel manto del mattino in festa tra dì di canti e lieta collina, oh tu Mirto vivi al mùrmure ulivo, al gelsomino dal profumo antico che, dallo scaglione della bocca del baratro, sale, fermandosi alla vegetazione .
Oh qual culla di rosse arance, sanguinelle, al morso dolce!
Oh qual letto di fiume avaro che ormai nulla copre!
Arsa la terra, non bevono i tuoi figli, al solitario e imbranato eco giunge il pianto.
I cipressi, alti e robusti, aspettano, soldati al fronte, l’ultimo grido di una madre or vecchia emaciata, baciata negli arti spaccati dallo scirocco: soffia alla pietra secolare, soffia ai muri a brandelli, soffia ai sepolcri imbiancati, soffia allo gemere del pianto, soffia al mattino nel rossore ciclamino del vaso a guardia dell’uscio!
Oh Mirto di mirto in fiore, dolce liquore e non veleno, allieti campi al sole impavido: macchie imbrattano il terreno scosceso nella collina a guardia del cielo!
Oh Mirto ormai ricordo e sogno d’antico splendore, fosti culla di baronie amate, casate che lustro ancor oggi nel nome di splendore veste: carrozze, cavalli e stemmi a guardia di usci che mai scorderò!
Oh Mirto anche del botanico a nome ti fregi: uomo di scienza e natura, nei fiori l’impronta!
A me ride il cuore al mirar bellezze e di mozzar il fiato mai smetto, guardo il fiume risalgo le sponde, percorro i sentieri, ecco, giungo negli orti di verdure, vago e incontro le vigne e gli agrumi dal profumo goloso.
Ed è al passo che incedo, tocco alberi e guardo il cielo, annuso fiori e guardo il cielo, la libertà si dichiara nel volo senza sfregi ai colori del mondo.
E guardo il mio cielo nel manto del blu cobalto, nella collina che guardò al mondo!
La terra del mio paese appare dissetata dall’arsura di sguardi viandanti, forse un giorno, o forse mai, di nuovo Mirto in piedi nella vallata, la festa che di primavera l’intonato canto, inno in memoria di chi arte amò, risuonerà nell’eco trionfante custodito nei cuori.
Ricordi soleggiati agli usci spalancati, inondati dallo schiarirsi dei nuovi giorni di aurore, dai brandelli di mura colpiti dalla pacca amichevole del sole e della vita, nel mio cuore.




Rita Vieni


giovedì 5 luglio 2018

Sono ancora qui


Dita sottili, trasparenti, sollecitano un respiro affrettato, una luce luminosa di un dolce luglio invade il mio olfatto, una calda intimità sorride al cuore.
Poggio i passi sul caldo asfalto, l’orma sfiora un cammino non di fretta, né veloce allo sguardo calmo, le pupille fagocitano brevemente lo spazio che si apre in un incedere placido.
Il capo si volge al sospiro di un’ape, al fru fru di libellule, alle fronde ancor verdi di eterni maestosi rami svettanti in un placido azzurro tetto.
I rumori ruzzolano, l’aria è immobile, il silenzio scorre colorato da vie disegnate dal tempo.
Usci chiudono su echi muti, finestre si aprono ai raggi che bussano e rimangono a sostare e si specchiano in ombre mute agli occhi.
Il senso di libertà si denuda, gaio, disinvolto, svetta sulla collina verde e secca, umida e calda, stringe a sé affetti vecchi, incanutiti, stanchi e solerti, traballanti e fermi, insonorizzati dalle tempeste ormai scorse e attendono, già dall’aurora, il crepuscolo.
Vago incerta, vago certa, vago e immemore dai lunghi minuti trapassati invernali, ingoio il sole, ingoio la luce, acclamo ogni respiro su questa terra che mi appartiene e che respingo e che stringo che, mi ama, fornisce voce ed appartenenza.
Parlo e cammino, mi fermo e guardo, chiudo gli occhi e fermo l’immagine, assaporo le sensazioni e deglutisco, giungo le mani in una sorta di preghiera rituale, come devota, con un senso di gratitudine.
Tutta la cacofonia dei dintorni tace, parla una ipotiposi delicata e non scarna, generale e generosa perché non essenziale, mentre si regala al tocco, calda e vivida.
In questa è la natura che rafforza ogni radice, ogni granello di polvere, ogni sasso, ogni memoria a testimonianza della propria esistenza.
Sono qui, al centro di una porzione di terra, su di una isola antica a sognare.
Presente e passato, passato e futuro, si mescolano e vincono e perdono, nelle perdite dai rintocchi lenti e spenti di un vecchio campanile immobile, nelle vittorie di consunti panni stesi al sole, nei visi pieni di rughe, nei tremori di arti magri.
E sono ancora qui, nella dimensione vinta ai secondi, al buio e cammino, senza rumore, senza suoni, sorridendo al cielo.

Rita Vieni




mercoledì 4 luglio 2018

Io


Cip cip alati in alto, dentro questo azzurro tetto, coprono cacofonie sciolte nella ragione soporifera a difesa di un cuore sciolto nella tenerezza di lievi ricordi.




mercoledì 21 marzo 2018

CU’ SUGNU



Sugnu forsi cu’ furriannu cerca se
stissa, o forsi cu’ ‘nqueta  cerca postu
o’ munnu?
Iò nun sacciu cu’ sugnu e chi vogghiu,
rispunnu a cu’ mi chiama e ci parlu,
 a ‘stu silenziu chi nun mi duna paci.
‘A cuntintizza e ‘a malincunia fora
e dintra di mia, currunu, mi dettunu
chi diri e fari a la luci di un oji chi
mustra tanti culura.
Cu’ sugnu mi dumannu, a cu’ cercu e
‘ntantu vadu o’ funnu di ‘nu cori chi
si apri alla gioia e aspettu sempri risposti 
cca, ‘nta ‘stu paiseddu di quattru casi,
‘n fila comu surdati, a binidiri,
cu’ mi detti la vita!

Rita Vieni

Domande!


Risposte, ma non tanto scontate: l’essere e il dover essere, l’essenza e la maschera si incrociano e agiscono.
Intanto l’attesa continua a chiedere, in fila, nel paesino d’origine insieme ai miei cari, affetti certi, attracco d’amore!

Rita Vieni



martedì 20 marzo 2018

Sapore d'inverno


La mattina ha il sapore di un inverno in riposo (vecchio e stanco), freddo e umidità invadono gli usci e reclamano il calore del fuoco, di un caldo e avvolgente quanto sonnolente tepore a riscaldare stanze dalle finestre spalancate per fare entrare aria nuova.
Mi soffermo con il pensiero alla contemplazione del cielo: appare capriccioso, tedioso, tra il mansueto e l'arrabbiato, indeciso!
Sciolti gli ultimi residui di neve, m'appare scolorito,  appassito dunque, il paesaggio.
Ah la meraviglia di quel candore, il tepore familiare, non consueto, di remoti dì narrati da predecessori, da vecchi cantori, da cari al cuore ormai affidati alla nuda terra, tornati alla radice che fu primaria e narratrice!
Avanzo sino alle porte dell'infanzia, l'intreccio è protagonista di altri cieli innevati, pochi nella realtà, il clima gentile di questa dolce collina è poco ospitale al gelo invernale.
Conduco i passi verso il cuore, adesso asciutto, di una piccola piazzetta e giunta lì, cerco tracce di me, osservo echi di un presente passato, di un ieri ancor più andato, fisso lo sguardo di avide pupille su una facciata emaciata, logora agli anni e incappata in quest'ora di introspezione.
La Chiesa Madre che ospita la Patrona del paesino di Mirto, Santa Tecla, venerata, il 24 settembre, con devozione e riti sacri.
In breve, dopo un circolo o perifrasi verde, mi attivo e calpesto una superficie grigia di mattonelle in pietra: presto raffreddate, l'orma fugace e lieve dal ticchettio  inesistente.
Avvinta a quest'aria fine, profumata di vissuto, dorata da esistenze che affacciandosi agli usci salutano e sorridono, ritorno alle mie certezze, alle carezze di mani amorevoli, al tetto che emoziona e aspetta immutato nel susseguirsi di giorni diversi ma uguali.
Sul far della sera, scruto il paesaggio, il mare lontano, le montagne intorno e la vista paga si ritira chiudendo le imposte e l'anima si affida alla notte che veglierà il sonno, nella speranza di rimirare ogni domani.


Rita Vieni

Mirto, lì 13\01\2017







lunedì 19 marzo 2018

Pomeriggio


Le nuvole si condensano tra le mie dita, scure, lente, minacciose, si avvicinano alla collina fredda  tinteggiando l'infinito del definito, scandito da rintocchi leggeri e brevi, nel silenzio della stanza.
Acuisco, dalla luce morente, l'avanzare del buio, tendo le dita e sfioro la sera che pian piano scivola sul panorama invernale.
Dimora la mia vista sulla cartolina animata, sulle luci intraviste e fisse nelle montagne lontane, sul mare scurito dal cielo annuvolato, dal chiarore di un buio presto oscurità.
La chioma, lasciata alla fredda carezza di un inverno morente non sconfitto, scivola immobile sulle spalle e riposa tranquilla e gli occhi chiudono al profumo chiaroscuro, toccando un desiderio nell'impossibile azione che segue itinerari pilotati e placidi.


Rita Vieni



Un pensiero

Un pensiero è un colloquio tra sé e una ragione fuori di sé! Tra se e ma, si muove fra ostacoli e tentacoli. Un pensiero è tale se lo si c...