martedì 11 febbraio 2014

IL MATTINO

Cammino all’aperto, rilassata, il freddo pungente s’incolla al mio viso, una nuvoletta di vapore s’alza all’emissione di fiato.
Un’aria pura , assenza di vento, una musica soffusa, davanti agli occhi un panorama cristallino, l’odore della terra , mi infonde energia.
Il mattino mi avviluppa con l’entusiasmo giovane di spensierati dì, il cappotto di lana mi scalda, la strada davanti percorsa con passi lenti, rallentati per ammirane la bellezza in foto scattate con la memoria e conservate, relegati in angoli cari.
La percorro, assaporando lo scenario, mentre la musica aumenta.
Il rumore dell’avanzare, i tacchi dalle suole consumate, calpestano un manto grigio che si appresta ad essere vissuto.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


UNA GIORNATA TRA LE TANTE

Il giorno si sveglia al candore della nebbia.
Alberi nudi al freddo d’inverno spogliati dal verde indossano sai poveri, nell’attesa di tempi lieti e ricompensa dalla madre terra.
Un lago specchio dei tempi, conserva illusioni, memorie, segreti che sepolti nel melmoso fondo, riemergono putridi per decomporsi all’aria del giorno.
In quel terriccio, su quella panca, impronte estive di innamorati che languidi adagiati con occhi bramosi divorano quello specchio argenteo alla luce della luna.
Sospiri alzati in alto, sospinti giocosamente da aliti di vento, danzano sino a quegli alberi in fondo al lago, dove la vista si assottiglia dove il corpo si rimpicciolisce.
Parole tenere sussurrate da bocche bramose, si nutrono di vicendevoli sospiri, amori dichiarati ed eterni incisi su duro legno.
Guardando la seduta della panchina, nomi e date, eterne nel tempo!
Quante vite di passaggio, legate alla fuggevole luce di una nebbia senza volto e identità.
Sotto la luna innamorati che si giurano eterno amore.
Adesso solo l’attimo di uno sguardo che fugge rincorso dal tempo e sepolto nel fondo del lago.

Rita vieni

Opera pubblicata ai sensi Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


LA VITA ('A VITA)

Uno scorrere frenetico lungo marciapiedi d'indifferenza.
Pochi squarci di colore rompono un mondo monocromatico, poche voci si uniscono al coro della solidarietà.
Avvinghiati da rami secchi che ghermiscono, ci districhiamo e fuggiamo via, alla ricerca di spazi, colori, luci.
Cerchiamo la vita, in boccioli che si aprono al sole, aspettando che gli alberi si rivestano di foglioline verdi, della vita che in primavera s’annuncia!

Rita Vieni

‘A vita

Scurri lesta ‘n menzu a li cristiani chi talianu senza vidiri!
Picca culura tinciunu ‘nu munnu unni lu iancu e lu niuru fannu di patruni!
Arburi cu li rami longhi cercunu mi ni 'fferrunu, ma comu furetti scappamu di cursa, vulemu e circamu li culura sgargianti, posti ‘ncantati e lustru.
Cercu la vita, ‘nta li ciuri chi si japrunu a lu suli, mentri li staciuni si dununu lu canciu e la primavera di la vita piggha pussessu ‘n’ autra vota di ‘stu tempu!

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


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