Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da ottobre 18, 2014

VIVO

Osservo attraverso i sorrisi della gente nel quotidiano condiviso, nel saluto giornaliero, la vita che si ripresenta nei giorni mai uguali. Bevo dal bicchiere mai vuoto sino a l'ultima goccia!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


Foto web

VANITA'

Nuddu 'mpedimentu a lu tempu chi ci scurri vicinu e limita lu nostru agiri. Nenti o' tuttu chi si scoddaria e nostri pedi e vinci supra la vuluntà! Ma o' nenti di li animi vacanti sì, putemu fari finta di nenti.

I limiti e le sofferenze imposti dal tempo e dal non prevedibile, il resto è la fiera di una vanità al mercato.
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.




ANCORA AUTUNNO

Immagino spazi e luoghi, su di un’isola inondata dal sole d’ottobre: il verde mi respira ed io mi accingo a  sostare per contemplare i versi e l’andare dei toni ai vari colori. Un’immagine colorata, una foglia ormai stagionata  al ramo spentasi. Come è caduca la vita, il ciclo si ripete: la vita si spegne e la malinconia per la via a macerare e appassire sotto l’indifferenza insofferente! “L’autunno della mia vita si trascina stanco e mite”, sento proferire da una sottile foglia rossiccia e, all’udire, chinare e raccogliere un presente già passato ma non completamente andato. I colori esplodono in una sinfonia dileguata dal vento di passaggio, alle immagini meravigliose per le vie, alle panchine in accartocciate foglie fermate ai piedi dell’indifferenza o dalle mani che differenti ne coglieranno i vari aspetti.
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni






ASCUTU (Con traduzione in italiano)

E ascutu tanti paroli vacanti di sustanza, ditti accussì, tantu pi dari ciatu a la vucca: cu’ li dici nun talia ‘nta facci. E ascutu tuttu ‘stu vuciari senza centru: ‘nu munnu di fumu! E ascutu cu ‘na maschira chi ridi:  ‘ntantu mi dispiaciu pi cu’ faci l’azioni, cunvinti sunnu di lu loru statu. Piccatu chi aiu a scutari tutti ‘sti pecuruna sparlanti: lu munnu, ahimè, eni chinu di pecuri niuri!

Ed ascolto echi d’infinito avvolgermi al ritorno del niente ricomposto alle bocche che deridono senza appello nei volti, volti al mestiere che d’esistenza in sé intero esistere. Ed ascolto respingendo l’assalto al non assolo cacofonico di un dire maligno e malizioso al contenzioso impettito di boria e veleno. Ed ascolto silente sorridente alla pena e alla consapevolezza della piccolezza di chi mente alla  mente, alla speranza di un convincimento che convince in primis chi annuncia. Ed ascolto un dire sconvolto da adepti sempre più numerosi!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 a…