domenica 14 settembre 2014

PERCHE' I SILENZI

Quando i silenzi si fanno opprimenti, reale è la percezione del vuoto intorno, delle voci affievolite, dei mancati sorrisi, del magone, dei desideri, del baratro nel quale si è caduti, tutto ci sembra inutile e, la solitudine riempie gli occhi di liquido incolore, incapace di traboccare.
Il cuore grida, vaga per le sue stanze silenziose, non alza bandiera bianca, troppo orgoglioso e tronfio di sé.
Si ritorna nei percorsi incriminati, si riavvolge la pellicola incapaci di afferrare il tempo frontale e dire: “Scusa”!
Si ritorna al prima e si recita il dialogo senza monologo, ma ancora una volta la spinta all’autodistruzione sotto forma di inquietudine, ansia, attesa.
Eppure, tu non vuoi la solitudine, ami le voci, i sorrisi, i volti, le chiacchiere, ami il tutto intorno, ma l’incapacità e l’essere se stessi, cozzano, si rifiutano alla collaborazione.
Sul far della sera, ti ritrovi seduto tra i perché, vorrei, basta, la mente piena e il cuore desolato, gli occhi candidi e la parola dissidente, ma ti ritrovi al quasi buio senza aver chiesto scusa con un orgoglio quantificato dall’irragionevolezza unica tua pecca nell’io troppo chiuso in sé da ferite profonde antiche.
La quiete preghi, a risorgere dal fondo melmoso, le rane del pantano ti guardano e beffano, il rospo si riempie tronfio a sfidarti su chi è più ottenebrato dei due.
La salvezza aneli, intanto che getti basi d’inchiostro su un foglio bianco.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni





BUONANOTTE

La mia luce del giorno si inoltra al tramonto e malandrina adesso brilla la luna, rotolandosi nel cielo del silenzio.
La mia voce tace al sussurro in alito di vento trasportato dalle stelle.
Rotola la mia ombra, si veste con il nero d’intorno, avvolge le sagome e muove dei pensieri giacenti alla mente.
Oscuro e imo, nudo, in anima, il profilo s’aggira non sperduto tra i ciottoli della via.
Il suono della civetta osserva i pallidi respiri dell’umano sentire.
E’ notte e tutto s’addorme, rumoreggia sull’asfalto il passo svelto e grave dell’orma senza impronta: l'effimero in agguato!
Domani i pensieri riempiranno di nuovo il giorno, alla calura del sole di settembre, l’ansia e la vita si specchieranno al caldo dell’imminente autunno.
E intanto brilla nel cielo la stella di ogni desiderio, concedo tregua alle emozioni, dichiaro il dire sollecito e di corsa il mio commiato.
BUONANOTTE ad ogni respiro del mondo, buonanotte a voi amici, buonanotte agli affanni di dì d'inganni.
Presto il nuovo giorno 

Rita Vieni





BUONANOTTE

La notte si presenta in ali colorate, su un nero mantello scivola tra i pensieri della gente.
Chi la attende, chi la respinge, chi la teme, chi la brama.
Ogni notte ha un profumo personale sempre diverso, il buio è profondo o pieno di lucine misteriose.
Ogni notte attendo sveglia il buio pian piano impossessarsi della mente, quietarsi ai soliti problemi e salire sulla giostra colorata dei sogni: in sogno da adesso sotto lo sguardo di occhi attenti e del sorriso di una luna sorniona.
BUONANOTTE a voi notturni, buonanotte a voi amici, affidiamoci ad occhi chiusi alla magia del rinnovato desio 

Rita Vieni

IERI E OGGI A MIRTO

Ieri e oggi da tramite nel sentire disuguale , corroso, incendiato in questo adesso: il sole nel meriggio accerchia una colina in fiore e acclama versi, i cip cip, allietano l’aere di festanti cori saltellanti; di verde i muri in gechi alla sera, al fresco d’ombre.
Intanto il mio cerchio stringe in respiri consunti e logori: sul far della sera sospiri, armonie, memorie e passi: alla piazza non più deserta ombre estive sedute a ricordare, al passaggio di voci che salutano in colori a festa!
Ed è ancora la luce ad incendiare il giorno!
Ed è ancora il mio io che s’abbandona al movimento alterno, al sì e al no, al capo che reclina e al labbro che s’inchina.
Bevo dalle parole, socchiudo gli occhi al fumo, parlo tra il ieri che mi sussurra in attenti spifferi e l’oggi che irrequieto vocifera nella piazza di stranieri.
Ingoio amaro e dolce, al tepore d’un nido non abbandonato, al caldo di una collina solitaria, tra erba e rovi, tra solitudini di silenzi muti erranti, tra la voce silenziosa del passato di visi e menti e cuori.
Ingoio il pianto amaro, ingoio al deglutire saliva che di parole vuote ha in sé dono, ma presto andare via, solitudine fresca di malinconia, per sedere su di una panchina riscaldata dal sole ridente!
Il mio viso non in ombra che muto mira, mira i vicoli, mira gli usci, mira e quieto in un canto si stringe.
La solitudine appare sempre con il vestito dei giorni migliori!

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni



BUONGIORNO

Ho aperto gli occhi alla tenue luce di un mattino di settembre e subito il mio pensiero si è posato leggero, come ali di farfalla sulla fonte di gioia, al cielo sgombro dalle nere nuvole.
La pioggia della notte ha rinfrescato l’aria, intorno tutto è diverso nell’abituale luogo.
Niente trilli allegri e canterini, nessun volo d’api sulla scia della via che conduce al verde respiro di un giardino in fiore, l’aria è tersa e solitaria.
Ma nessun silenzio interrompe il luogo, il rumore urbano consueto e benvenuto s’interpone a solitarie riflessioni, son felice e grata alla consapevolezza ancora d’esserci vitale a benedire la carezza della vita sul viso, a riscaldarmi le ossa con il tocco dei raggi sul corpo, anche se interrotti da qualche spaurita nuvola di passaggio.
Energia e sorriso a tenermi compagnia 
Metto fine al momento, interrompo il godimento, ascoltare senza subire è scelta che motiva, il movimento è obbligo, la solita routine di un giorno appena agli inizi, mi sollecita e intanto penso guardandomi intorno, alla meraviglia del mio cielo.
Ancora una volta, BUONGIORNO a voi, in letizia e movimento, per un altro dì in sentimento senza rallentamento e turbamento.
Orsù che inizi la giornata, dopo la pausa con un buon caffè!

Rita Vieni




BONANOTTI

Romeu talia ‘sta luna stasira quantu eni bedda!
Chi dici ‘a facemu ‘na cantata cu 'sti stiddi stasira, tu soni e iò cantu?
Giulietta risettiti, 'scuta a me, oramai eni troppu scuru, 'a genti dommi!
Romeu cettu chi sini propriu ‘nu ‘nnamuratu 'ntipaticu!
Mi facisti veniri sonnu, uffa!
Bonanotti e ‘stuta ‘a luci quannu ti curchi!
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Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni

BONANOTTI

Romeu, talia a la luna stasira, brilla malantrina ‘nta ‘na cutra arraccamata, vardala, ni staci ridennu!
Giulietta mettiti l’ucchiali di vista, staci runfannu!
Romeu, chi bedda jurnata oji, lu ciauru di li ciuri mi sturdeva!
Giulietta, chiuveva!
Romeu, giuitta beddu duci, lu vardasti lu luccichiu di lu mari?
Giulietta, l’unni acchianavunu auti auti, mi vagnaru tuttu finu a dintra a l’ ossa, mi si ‘mmusciaru puru i pinni!
Lu sai chi ti dicu? Amuninni, curcamuni prestu comu i jatti!
Bonanotti Romeo!
Bonanotti Giulietta!

Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni

'NA JURNATA DI SULI

In ammirazioni di un jornu caudu, vidu arvuli tinciuti da lu suli, fogghi cuncatinati sutta a l’occhiu di lu celu e sentu 'i mani di la luci chi ‘ccarizzunu ‘sta peddi fina.
Lu culuri di ‘stu tettu rutunnulu eni vivu, sgargianti, ci vidu picca negghi e ali niuri vulanti, ‘ntantu, mentri lu ciauru ‘nta l’aria si cunfunni cu la vita di tutti li jiorna, iò spalancu la porta chi mi porta a vigghiari.
Lu ‘bbajari fistusu di li cani, si perdi ‘nto silenziu ammuttutu e li petri si scurdaru di la genti chi un tempu si sittò e quadiò!
Mi scordu di peni e vaji, mi scordu di l’ affanni e miserii, campu cu la cuntintizza chi china di suspiri si ‘rriposa o’ bisolu di ‘na casa furtunata.
Mi scordu cca a Mirtu, di cuntrullari lu decurriri di lu tempu, ‘nto mumentu di dilettu chi trova risettu ‘nto godimentu a la luci di ‘nu viviri semplici e chiaru, o’ funnu di l’ arma murtali ‘ccumpagnata di li gioii e di li dogghi.
Eccu, ‘na jurnata di stati ‘nto paisi ‘n cullina, virdi naca di ciuri e frutti di la terra, a guardia di la me vita!

Rita Vieni

UNA  GIORNATA DI SOLE

Gli alberi in questa giornata assonnata guardano al cielo mentre l'aria intorno accarezza lieve la pelle tiepida al nuovo giorno.
L’azzurro del cielo solcato da nuvole e ali, invita all’agire.
L'abbaiare festoso dei cani, si perde nelle strade percorse da nessun viandante, solitarie osservano i sassi e il ricordo d’orme.
Sorrido nell'allegria del cuore e il cielo partecipa sornione, le nubi di un giorno luminoso in riposo, mi osservano e il loro tacere induce sospiri.
Nel silenzio di uno spazio limitato, quasi magico, ah qual dolce riposo, le ombre accanto, nei chiari scuri dell’animo!
Alzo gli occhi, scruto il vestito del cielo: ecco la luce nel mio giorno d’estate!

Rita Vieni



Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni



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