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PERCHE' I SILENZI

Quando i silenzi si fanno opprimenti, reale è la percezione del vuoto intorno, delle voci affievolite, dei mancati sorrisi, del magone, dei desideri, del baratro nel quale si è caduti, tutto ci sembra inutile e, la solitudine riempie gli occhi di liquido incolore, incapace di traboccare.
Il cuore grida, vaga per le sue stanze silenziose, non alza bandiera bianca, troppo orgoglioso e tronfio di sé.
Si ritorna nei percorsi incriminati, si riavvolge la pellicola incapaci di afferrare il tempo frontale e dire: “Scusa”!
Si ritorna al prima e si recita il dialogo senza monologo, ma ancora una volta la spinta all’autodistruzione sotto forma di inquietudine, ansia, attesa.
Eppure, tu non vuoi la solitudine, ami le voci, i sorrisi, i volti, le chiacchiere, ami il tutto intorno, ma l’incapacità e l’essere se stessi, cozzano, si rifiutano alla collaborazione.
Sul far della sera, ti ritrovi seduto tra i perché, vorrei, basta, la mente piena e il cuore desolato, gli occhi candidi e la parola dissidente, ma ti ritrovi al quasi buio senza aver chiesto scusa con un orgoglio quantificato dall’irragionevolezza unica tua pecca nell’io troppo chiuso in sé da ferite profonde antiche.
La quiete preghi, a risorgere dal fondo melmoso, le rane del pantano ti guardano e beffano, il rospo si riempie tronfio a sfidarti su chi è più ottenebrato dei due.
La salvezza aneli, intanto che getti basi d’inchiostro su un foglio bianco.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni





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