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LA CICALA E LA FURMICULA (La cicala e la formica con traduzione)

C’era ‘na vota, ‘na cicala, bidditta ,sapurita e cantirina e ‘na furmicula, nicuzza e laburiusa.
‘Nu jornu di ’nvernu,’nta ‘na jurnata di bontempu, la furmicula nisceva fora di ‘nu bucu scavatu ‘nto tirrenu, ‘nu pocu di graniceddi, pi li fari asciucari o’ suli ,datu chi aveva chiuvutu assai.
“ Mi duni ‘nu pocu di graniceddi chi àiu fami”?, ci dissi , cu ‘na vucitta duci, la cicala a la furmicula.
“No”, ci rispunnivu, “Chisti sunnu ‘i frutti di li me fatichi”.
“Mentri iò travagghiava e sudava, tu chi facevi”?.
“Cantava, sutta ‘nu celu azzurru e lu suli forti di l’estati”.
“Bonu facisti, ora chi sini cu la panza vacanti, balla sutta ‘stu celu di ‘nvernu”.

Non bisogna essere scansafatiche e nullafacenti. Il lavoro e le fatiche compensano.


Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


TRADUZIONE 

LA CICALA E LA FORMICA

C'era una volta, una cicala, carina e canterina e una formica, piccola e laboriosa.
In una giornata luminosa d'inverno, la formica esponeva al sole, per farli asciugare, il bottino messo da parte durante l'estate, in previsione del duro e lungo inverno.
"Puoi donarmi parte del tuo cibo, che ho fame"?, disse la cicala alla formica, con voce dolce.
" No", la risposta secca della formica. "Io ho lavorato duramente, mentre faticavo, tu che facevi"?.
" Cantavo, nelle luminose e soleggiate giornate d'estate".
"Hai fatto bene, ora che hai fame, per la tua incuria,balla in questa giornata d'inverno"



Da una favola di Fedro




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