Spalmo una fetta di pane casereccia con il vissuto d’un
tempo, al piacere e all’ebrezza di dì di
primavera, esposta alla calura tiepida e gradevole in una natura campestre.
Ah l’armonia figurante, ah il sapore del respiro di un’aria
carica di profumi che inondavano e ostruivano i condotti dell’olfatto.
Io li
assaporavo come nettare d’api!
Viandante per i sentieri che percorrevo in un’allegra corsetta, a volte ruzzolando, le discese e le salite in un girotondo di risa in compagnia
di rane che dalla vasca vicina “Gebbia” ( Vasche in pietra), gracidavano all’incursore molesto.
E via alla caccia ai girini, con un ondeggiare d’acqua morta
con il muschio aderente alle pareti e al fondo scivoloso.
Anche con le pietre piatte ad increspare la superficie ho
giocato!
La meta è oltre in altri campi in un posticino particolare, vicino ad un rio a giocare con l’argilla.
La mia fantasia con ali variopinte, diviene padrona del
mondo!
Beh i ricordi son tanti della mia fanciullezza colorata e
sbarazzina, provo tanta nostalgia al ricordo e ai visi che la accompagnano!
Consumata la fetta di pane, ritorno sazia su questa collina,
in un posticino in alto al sole, circondata dall’azzurro del cielo!
Rita Vieni
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