giovedì 5 luglio 2018

Sono ancora qui


Dita sottili, trasparenti, sollecitano un respiro affrettato, una luce luminosa di un dolce luglio invade il mio olfatto, una calda intimità sorride al cuore.
Poggio i passi sul caldo asfalto, l’orma sfiora un cammino non di fretta, né veloce allo sguardo calmo, le pupille fagocitano brevemente lo spazio che si apre in un incedere placido.
Il capo si volge al sospiro di un’ape, al fru fru di libellule, alle fronde ancor verdi di eterni maestosi rami svettanti in un placido azzurro tetto.
I rumori ruzzolano, l’aria è immobile, il silenzio scorre colorato da vie disegnate dal tempo.
Usci chiudono su echi muti, finestre si aprono ai raggi che bussano e rimangono a sostare e si specchiano in ombre mute agli occhi.
Il senso di libertà si denuda, gaio, disinvolto, svetta sulla collina verde e secca, umida e calda, stringe a sé affetti vecchi, incanutiti, stanchi e solerti, traballanti e fermi, insonorizzati dalle tempeste ormai scorse e attendono, già dall’aurora, il crepuscolo.
Vago incerta, vago certa, vago e immemore dai lunghi minuti trapassati invernali, ingoio il sole, ingoio la luce, acclamo ogni respiro su questa terra che mi appartiene e che respingo e che stringo che, mi ama, fornisce voce ed appartenenza.
Parlo e cammino, mi fermo e guardo, chiudo gli occhi e fermo l’immagine, assaporo le sensazioni e deglutisco, giungo le mani in una sorta di preghiera rituale, come devota, con un senso di gratitudine.
Tutta la cacofonia dei dintorni tace, parla una ipotiposi delicata e non scarna, generale e generosa perché non essenziale, mentre si regala al tocco, calda e vivida.
In questa è la natura che rafforza ogni radice, ogni granello di polvere, ogni sasso, ogni memoria a testimonianza della propria esistenza.
Sono qui, al centro di una porzione di terra, su di una isola antica a sognare.
Presente e passato, passato e futuro, si mescolano e vincono e perdono, nelle perdite dai rintocchi lenti e spenti di un vecchio campanile immobile, nelle vittorie di consunti panni stesi al sole, nei visi pieni di rughe, nei tremori di arti magri.
E sono ancora qui, nella dimensione vinta ai secondi, al buio e cammino, senza rumore, senza suoni, sorridendo al cielo.

Rita Vieni




Sono ancora qui

Dita sottili, trasparenti, sollecitano un respiro affrettato, una luce luminosa di un dolce luglio invade il mio olfatto, una calda intimi...