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LA MIA COLLINA

E' un nuovo mattino, la luce circonda le mie membra non più assopite, ristorate dal lungo interminabile breve sogno già dimenticato.
Sveglia e desta al mattino di un giorno freddo al caldo di pareti colorate, mi avvio come consueto incontro ad incognite e man mano che i minuti si accumulano e accumuleranno, vedono e vedranno la realtà del luogo e dei verbi, specchiandosi senza ostacoli o parentesi.
In questa luce, dentro la luminosità scandita da rintocchi vivi, dagli echi che conducono nel medesimo posto, accarezzo gli oggetti, smalto superfici dure e affermo il possesso sulle appartenenze che mi infondono sicurezze e prendendomi per mano mi conducono verso
eremi silenziosi e tranquilli, miti e muti, rotti ma non scheggiati del mio tetto caro al sentimento, odorante d'appartenenza e ciarliero alla ragione in ragione di dialoghi e discorsi diretti.
Accumulo i morfemi, definisco il definito, guardo i monti, questa collina, il mare in onde tranquille e ferme, il cielo sereno e muto nel suo annuvolato azzurro, le cime svettanti rami spogli e nudi di foglie, qualche breve e sporadico volo pennuto e sorrido.
Sorrido alla gioia.
Sorrido al mattino brillo di vita affacciato sulla terra bruna odorosa di humus.
Sorrido ai dintorni scheletriti dagli anni ma con un fascino ancora verde.
Sorrido e alle fattezze solitarie e pigre di una collina già sveglia riprendo i passi senza ombre.


Rita Vieni  


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