venerdì 21 agosto 2015

IL MATTINO

Il mattino specchia se stesso nei raggi luminosi di un giorno di giugno, il caldo ovunque, nell’erba secca, nella terra assetata, nei fiori spauriti scampati all’incuria: il luogo si presenta provato dall’inverno scappato!
Disseto le zolle e spalanco la vita, nelle radici cresce e irrobustisce il fusto, dalle fronde le foglie sorridono agli uccelli, ovunque il cinguettio canterino, il ronzio poco gradito, la paura delle punture di api viaggiatrici.
Le formiche in fila, sempre impavide lavoratrici, accumulano cibo beffando la cicala.
In ora di calma e di pace, il mio pensiero si svaga, si nutre del profumo, s’inorgoglisce alla vista, si conforta per l’attesa, si rattrista alla mancanza di verde nel secco ormai concime.
Nell’ora di calma e pace, il mio pensiero già stanco rallenta, il corpo dalla fatica soddisfa le membra e riposa al fresco di fronde verdi  che alitano la pelle arsa dal sole: il soddisfatto sorriso albeggia su un viso e corpo pallido, la pelle ringrazia.
Bevo dal bicchiere colmo!
Ah la frescura che m’inonda! Ah il silenzio del luogo invita!
Alzo occhi indagatori, affino l’udito, mi preparo ai colori, al fresco odore, al pulito benessere di chi agisce e conduce.
In quest’ora di calma e di pace, il pensiero si nasconde tra gli spazi azzurri d’un cielo stanco: è ora di stelle, ecco son lì! Ecco, lì in attesa aspettano i miei desideri!
Ora chiudo al mondo reale, il sogno, il desio, in attesa pazienti, aspettano come sempre me, per il volo colorato, quasi tangibile, dissetarmi è energia, è felicità anche se nel volo di ritorno la realtà plana sul terreno duro, lo scossone inevitabile ma intanto il giorno è trascorso, la vita di attimi ha raccolto e unito indimenticabile giorno, fermato nel colore di uno scatto a memoria.
Nel tempo ancora sarà sì un ricordo, ma il conforto e l’istante non scordato ricordato grato nel giro di ritorno.


Rita Vieni


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