giovedì 30 ottobre 2014

RIFLESSIONI D'AUTUNNO

Da una spiraglio agli occhi offerto, immagino le vite che in corsa, di fretta, girano accompagnandosi alle nuvole chiare in un azzurro cielo.
Ascolto i rumori urbani, rifletto alla luce, sorrido al chiacchierio costante dell’orologio a pendolo.
Il tempo va via spensierato, non aspetta e non concede pause!
Osservo e spingo la mano a toccare il vetro chiaro: il mondo racchiuso in un piccolo pugno di donna!
L’attimo in un modo definito, vissuto e narrato in prima persona,  all’appello risponde gaio, sorridente, mentre i mille pensieri si perdono nell’infinito che s’adagia tra le onde del mare, impossibile perforare l’abisso, imo e buio e, la volta immensa che si staglia sopra i miei desideri.
In questa meravigliosa giornata d’ autunno, l’aria intorno m’avvolge e mi ama, profuma di pioggia e di vento stanco, le nubi quasi fradice di pioggia, il silenzio accanto seduto, si sazia con le mie emozioni: gli occhi si perdono in un mondo fantastico, fantasia e realtà si confondono, si cibano e tregua impongono alle delusioni, alle aspirazioni, alle voglie di ciò che mai s’è conosciuto!
I passi immaginari percorrono la strada, conducono verso il sole cocente, verso la luce fonte di ristoro, verso l’agire riflessivo, adesso non passivo.
Da questo spiraglio, immagino e ascolto gli occhi che al cuore spesso si rivolgono: inutile percuotersi nell’attesa del poi, esso avverrà senza annunciarsi e senza appello, senza scuse e senza chiedere scusa!
L’adesso è qui, all’aria tiepida di un autunno piacevole, peccato il clima pomeridiano collinare quasi invernale, al pensiero di una piccola evasione attraverso la folla che si disperde tra mille visi sconosciuti, anonimi o forse appartenuti ad un passato lontano.
Dall’angolo adibito a sguardo, un ultimo occhio al cielo e ripongo i pensieri, fine a questa riflessione breve nel lungo momento, mi ricompongo e mi avvio, seduta a mirar lontano.

Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.   


Foto web


E' ANCORA OTTOBRE

La luce accende il mio mattino d’ottobre, presentandosi in giochi sui muri colorati in attesa della mia voce, allegra e cordiale.
Così m’appare, riflessivo, tiepido senza voci pennute ad orecchio attento e senza vento.
Così assorta a contemplare l’azzurro mare, da un balcone lontano dagli spruzzi salmastri, dall’odore d’estate, dal canto al volo dei gabbiani bianchi, pigri e indolenti a pescare cibo sull’onde azzurrine, sulla collina della mia stagione, la vita si cinge dell’adesso e tocca ciò che la natura mi ha offerto.
Il verde irradia il suo profumo, la terra è scura, i lombrichi, prede ghiotte, scavano rifugiandosi lontano dalla loro fine, i rami spogli, le foglie distese nel vento, i fiori tra le erbe di giardini incolti.
La luce di questo mattino, richiama gli occhi al mare, li riconduce al suo suolo, li dirige ai rumori quotidiani.
E il mio andare è richiamo della vita, usuale, mai scontato, mai uguale al solito rito, quando essa batte al mio uscio, spalanco le braccia e sorrido percorrendone i passi che mi condurranno come sempre alla casa della mia infanzia e a mia madre, lì, come sempre ad attendermi, calma, serena con un sorriso e un buongiorno uguale e diverso.
Buongiorno alla luce, anche se buia, dei tanti giorni che ci prendono per mano.
Io ripercorro le orme a ritroso che mi conducono dal punto di partenza, la mia casa, il mio balcone, la mia collina.


Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni


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