giovedì 4 settembre 2014

BUONGIORNO

Ho aperto gli occhi alla tenue luce di un mattino di settembre e subito il mio pensiero si è posato leggero, come ali di farfalla sulla fonte di gioia, al cielo sgombro dalle nere nuvole.
La pioggia della notte ha rinfrescato l’aria, intorno tutto è diverso nell’abituale luogo.
Niente trilli allegri e canterini, nessun volo d’api sulla scia della via che conduce al verde respiro di un giardino in fiore, l’aria è tersa e solitaria.
Ma nessun silenzio interrompe il luogo, il rumore urbano consueto e benvenuto s’interpone a solitarie riflessioni, son felice e grata alla consapevolezza ancora d’esserci vitale a benedire la carezza della vita sul viso, a riscaldarmi le ossa con il tocco dei raggi sul corpo, anche se interrotti da qualche spaurita nuvola di passaggio.
Energia e sorriso a tenermi compagnia :D
Metto fine al momento, interrompo il godimento, ascoltare senza subire è scelta che motiva, il movimento è obbligo, la solita routine di un giorno appena agli inizi, mi sollecita e intanto penso, guardandomi intorno, alla meraviglia del mio cielo.
Ancora una volta, BUONGIORNO a voi, in letizia e movimento, per un altro dì in sentimento senza rallentamento e turbamento.
Orsù che inizi la giornata, dopo la pausa con un buon caffè!

Rita Vieni



IERI E OGGI A MIRTO


Ieri e oggi da tramite nel sentire disuguale , corroso, incendiato in questo adesso: il sole nel meriggio accerchia una colina in fiore e acclama versi, i cip cip, allietano l’aere di festanti cori saltellanti; di verde i muri in gechi alla sera, al fresco d’ombre.
Intanto il mio cerchio stringe in respiri consunti e logori: sul far della sera sospiri, armonie, memorie e passi: alla piazza non più deserta ombre estive sedute a ricordare, al passaggio di voci che salutano in colori a festa!
Ed è ancora la luce ad incendiare il giorno!
Ed è ancora il mio io che s’abbandona al movimento alterno, al sì e al no, al capo che reclina e al labbro che s’inchina.
Bevo dalle parole, socchiudo gli occhi al fumo, parlo tra il ieri che mi sussurra in attenti spifferi e l’oggi che irrequieto vocifera nella piazza di stranieri.
Ingoio amaro e dolce, al tepore d’un nido non abbandonato, al caldo di una collina solitaria, tra erba e rovi, tra solitudini di silenzi muti erranti, tra la voce silenziosa del passato di visi e menti e cuori.
Ingoio il pianto amaro, ingoio al deglutire saliva che di parole vuote ha in sé dono, ma presto andare via, solitudine fresca di malinconia, per sedere su di una panchina riscaldata dal sole ridente!
Il mio viso non in ombra che muto mira, mira i vicoli, mira gli usci, mira e quieto in un canto si stringe.
La solitudine appare sempre con il vestito dei giorni migliori!

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni

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