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RIFLESSIONI D'AUTUNNO

Da una spiraglio agli occhi offerto, immagino le vite che in corsa, di fretta, girano accompagnandosi alle nuvole chiare in un azzurro cielo.
Ascolto i rumori urbani, rifletto alla luce, sorrido al chiacchierio costante dell’orologio a pendolo.
Il tempo va via spensierato, non aspetta e non concede pause!
Osservo e spingo la mano a toccare il vetro chiaro: il mondo racchiuso in un piccolo pugno di donna!
L’attimo in un modo definito, vissuto e narrato in prima persona,  all’appello risponde gaio, sorridente, mentre i mille pensieri si perdono nell’infinito che s’adagia tra le onde del mare, impossibile perforare l’abisso, imo e buio e, la volta immensa che si staglia sopra i miei desideri.
In questa meravigliosa giornata d’ autunno, l’aria intorno m’avvolge e mi ama, profuma di pioggia e di vento stanco, le nubi quasi fradice di pioggia, il silenzio accanto seduto, si sazia con le mie emozioni: gli occhi si perdono in un mondo fantastico, fantasia e realtà si confondono, si cibano e tregua impongono alle delusioni, alle aspirazioni, alle voglie di ciò che mai s’è conosciuto!
I passi immaginari percorrono la strada, conducono verso il sole cocente, verso la luce fonte di ristoro, verso l’agire riflessivo, adesso non passivo.
Da questo spiraglio, immagino e ascolto gli occhi che al cuore spesso si rivolgono: inutile percuotersi nell’attesa del poi, esso avverrà senza annunciarsi e senza appello, senza scuse e senza chiedere scusa!
L’adesso è qui, all’aria tiepida di un autunno piacevole, peccato il clima pomeridiano collinare quasi invernale, al pensiero di una piccola evasione attraverso la folla che si disperde tra mille visi sconosciuti, anonimi o forse appartenuti ad un passato lontano.
Dall’angolo adibito a sguardo, un ultimo occhio al cielo e ripongo i pensieri, fine a questa riflessione breve nel lungo momento, mi ricompongo e mi avvio, seduta a mirar lontano.

Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.   


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Rita Vieni

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Rita Vieni



A PIEDI NUDI

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Indugio su un fiore, il colore è inganno, l'odore mi oblia, l'occhio duole.
Proseguo lungo la strada del giorno che conduce e qui incomincio ad afferrare che è delimitata dai timori, dall'aria inquinata, dalla cascata contaminata dei riflessi pensieri, compagni di stanza, non più al quando, ma continui e celati alla mente e all'occhio.
Ed è nel proseguo che costante e benevolo e capriccioso e odierno che prendo per mano i miei cari, stretti nella ferrea presa e a piedi nudi respiro.

Rita Vieni