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'NA SIRATA D' OTTOBRI

‘NA SIRATA D’ OTTOBRI

Taliu ‘nta ‘sta ura, la luci di lu jiornu :  a picca picca faci trasiri la luci di lu scuru, mi  ‘bbannuna!
L’ ummira di lu scuru si prisenta accussì, duci e muta, pigghia pi manu la me manu, inchennu l’ arma di paci e silenziu amicu.
Taliu ‘nta ‘sta ura chi si faci scuru, ‘nu vecchiu muru scurciatu: l’ erba sicca, prima virdi vivu, m’ ‘u ricordu precisu ddu culuri chi cantava a l’ amuri pi la vita ‘n primavera: ora àvi lu tipicu tonu autunnali!
Taliu ‘nta ‘sta ura ora scura, lu salamizzu chi si ‘cchiappa l’ urtima stizza di muru caudu, forsi aspetta la so cumpagna e ‘nto frattempu mi talia fissu: sapiddu si si scanta comu iò di iddu!
Taliu grata e cu tanta armunia, sentu la sinfunia di li criaturi di lu Criatu, lu me celu: ‘na vasata grata a la notti e a li stiddi, mi cunfidu a lu sonnu pi mi ‘rricriari cu li disii accurdati, ‘nta ‘n’ autra jiurnata ora scurata!

Rita Vieni

SERA  D’OTTOBRE
Osservo alla luce morente del giorno, presto il buio con le sue ombre, in una piacevole e tranquilla giornata di ottobre, all’assolo silenzioso dei miei momenti privi di malinconia, dei giochi riflessi su un brandello decrepito di muro: il verde ormai spento, ricordo il vivo colore appena nato, il secco colorato ai toni autunnali, un geco steso al calore dormiente in attesa di compagnia gradita, ed io grata sorrido al cielo in attesa del buio totale: presto la notte e le sue stelle, al sogno i desideri compiuti e rivissuti, al cuore la gioia d’assaporarli ancora.


 Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni



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