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E' ANCORA OTTOBRE

La luce accende il mio mattino d’ottobre, presentandosi in giochi sui muri colorati in attesa della mia voce, allegra e cordiale.
Così m’appare, riflessivo, tiepido senza voci pennute ad orecchio attento e senza vento.
Così assorta a contemplare l’azzurro mare, da un balcone lontano dagli spruzzi salmastri, dall’odore d’estate, dal canto al volo dei gabbiani bianchi, pigri e indolenti a pescare cibo sull’onde azzurrine, sulla collina della mia stagione, la vita si cinge dell’adesso e tocca ciò che la natura mi ha offerto.
Il verde irradia il suo profumo, la terra è scura, i lombrichi, prede ghiotte, scavano rifugiandosi lontano dalla loro fine, i rami spogli, le foglie distese nel vento, i fiori tra le erbe di giardini incolti.
La luce di questo mattino, richiama gli occhi al mare, li riconduce al suo suolo, li dirige ai rumori quotidiani.
E il mio andare è richiamo della vita, usuale, mai scontato, mai uguale al solito rito, quando essa batte al mio uscio, spalanco le braccia e sorrido percorrendone i passi che mi condurranno come sempre alla casa della mia infanzia e a mia madre, lì, come sempre ad attendermi, calma, serena con un sorriso e un buongiorno uguale e diverso.
Buongiorno alla luce, anche se buia, dei tanti giorni che ci prendono per mano.
Io ripercorro le orme a ritroso che mi conducono dal punto di partenza, la mia casa, il mio balcone, la mia collina.


Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni


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