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MIRO



Eccomi in una tipica giornata di settembre, l’odore di essa penetra in ogni poro, acuisce i sensi e ingioiella la mente.
Miro al mirare, la vista beve allo sguardo assetato sul mare appisolato, al suo lento movimento, al permanente colore d’azzurro, riflesso incontrastato del cielo inoltrato, infinito definito di un’aria salmastra e salubre.
Spazi senza barriere, scorgo dal luogo ove dimoro, ove pongo il cammino fermo, l'altezza, quasi ad abbracciare il mio cielo che sa di collina.
Le voci si interpellano, ali preziose alla natura si radunano su di un filo della tensione, nei pressi del mio sguardo, in silenzio chiacchierano e in fila e insieme librano alla ricerca di nuovi cieli.
Girano, volteggiano, danzano irrefrenabili le nere piume dal petto bianco, come stormi in parata per un arrivederci alla prossima rimpatriata.
Sorrido, agito le braccia, grido in indirizzo del movimento: “Arrivederci, oh voi volatili dell’aria”, il mio eco ritorna a me vuoto, mentre si allontana l’istante meraviglioso di una natura benevola, generosa.
Grata e ingioiellata d’emozioni, sosto alla vista ancora per lunghi attimi del mare e del cielo orfano di voci abbracciando con lo sguardo il loro non confine.
Il desiderio della continuità e della bellezza mi accompagnerà nel lungo corso di una giornata che ha lasciato orme a dimora del mio cuore.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


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